TAVOLA OSCA

Chiunque si soffermi a destra della fontana che si trova prospiciente piazza Falconi, nota una nicchia dove sono stati collocati due manufatti di cui, la maggior parte, non sa cosa vogliano rappresentare e/o significare sebbene abbiano avuto un ruolo fondamentale nella Storia di Capracotta.

Chiunque si soffermi a destra della fontana che si trova prospiciente piazza Falconi, nota una nicchia dove sono stati collocati due manufatti di cui, la maggior parte, non sa cosa vogliano rappresentare e/o significare sebbene abbiano avuto un ruolo fondamentale nella Storia di Capracotta.

Uno è la rappresentazione in scala della vecchia Torre Medioevale, sostituita dall’attuale fontana e l’altro è, fissata ad una lastra di pietra autoctona, la copia in scala! della “Tavola Osca” del III° sec. a.C. , l’originale viene conservato dal 1873 nel British Museum di Londra, (3° piano, galleria G69).

Per quanto riguarda le sue Origini, il suo Ritrovamento casuale presso la Fonte Romita nel 1848, la Storia e la Traduzione di ciò che risulta riportato su ambo i lati della “tavoletta” lascio la “parola” in corsivo agli studiosi, fra questi il compianto “maestro” D. D’Andrea mentre io mi soffermerò su alcune mie personali considerazioni tecniche. La tavoletta, ad Unità d’Italia avvenuta, fu offerta in vendita al governo italiano per 1000 £ (mille lire!), e pensare che a Garibaldi fu concesso una buonuscita di 5 £ (cinque lire!) per ritirarsi a a Caprera; fu così che finì a Londra nel 1873 venduta da un commerciante di Agnone e ciò contribuì a far sì che per quasi un secolo è stata chiamata come Tavola di Agnone. Visitando il Museo di Londra l’ho osservata e fotografata minuziosamente, pensavo di trovarLa situata da sola in una vetrinetta come una regina e ben messa in’evidenza, invece si trova a fare compagnia ad altri reperti storici senza neanche un cartello che ne evidenzi la sua presenza! La “tavola” al dire il vero dovrebbe essere chiamata “lamina” visto che lo spessore medio è pari a 4.2 mm, la base circa 165 mm, altezza circa 279.5 mm, peso circa 2332 gr e dovrebbe essere una lega di bronzo con una percentuale piombo.

Osservandola si evince che:
1.    Le frasi sono alquanto profonde e i caratteri simili sono di eguale dimensioni.
2.    Lo spessore non è costante, la lamina è bombata al centro e lo spessore ai lati è di circa 3.5 mm mentre al centro è circa 5 mm.
3.    Le frasi non risultano ottenute per battitura ( non si evidenziano i normali rilievi ai bordi) bensì con una normale fusione.
4.    La cosa strana è che l’unica lamina fra tutte quelle presenti a riportare le parole da ambo i lati e ad avere una leggera bombatura al centro, che porta a considerare l’eventualità che servisse a produrre tavolette di argilla recante preghiere e invocazioni rivolte agli dei, si può pensare di avere a che fare con l’antisegnano dell’attuale Masterizzatore. La procedura del calco è simile a utilizzata per la rilevazione delle impronte digitali.
La tavoletta di “creta” sotto allegata è “il negativo computerizzato” della Tavola Osca ottenuto simulando una normale operazione di creazione dei bassorilievi. A tal proposito si potrebbe obiettare che la lingua Osca si leggeva e/o si scriveva da destra verso sinistra, però bisogna fare delle opportune considerazioni storiche:
La romanizzazione dei Sanniti:
Le guerre fra i Romani e i Sanniti cominciarono intorno alla prima metà del IV secolo a.C. e terminarono nel 290 a.C. con condizioni di pace molto dure, iniziò la romanizzazione con l’introduzione del latino e entro il 100 a.C. la romanizzazione del Sannio era un fatto compiuto. Per un cinquantennio, fra il 270 a.C. e il 220 a.C., vissero in pace e furono fedeli alleati di Roma. Gli antichi abitatori del Sannio celebravano i loro riti all’aperto  i Templi coperti cominciarono a sorgere verso la fine del III secolo a.C., la loro concezione monumentale e architettonica testimonia l’adozione di esperienze romaniche ed elleniche; com’è facilmente riscontrabile nel Teatro-Tempio di Pietrabbondante risalente al 250 a.C. insieme alla Tavola Osca. Notevoli nella lingua osca le concordanze con il latino, attribuite agli scambi linguistici avvenute tra le due lingue, la più antica iscrizione peligna è, infatti, in lettere latine. La letteratura sannita è stata molto povera, seppure sia mai esistita.
La coscienza nazionale dei Sanniti:
Fino al III° secolo a.C. le quattro tribù (Carecini, Caudini, Irpini e Pentri) erano riunite in un’associazione, la Lega Sannitica, che Livio chiama “ Civitas Samnitium). La coscienza nazionale era molto forte e quando il pericolo di un’invasione incombeva, i Sanniti dimenticavano le discordie interne e fronteggiavano uniti il mondo esterno. “La Lega conteneva in seno gli elementi del federalismo, un tipo di sistema verso cui i popoli sabelli sembra che avessero una sorta di inclinazione istintiva”, dice il Salmon, che in questo paragrafo si trascrive passo passo. Si pensi agli insorti della guerra Sociale, quasi tutti Sabelli o Sabellici, che nella loro unione dovevano costituire qualcosa di più di un patto militare.Il fatto di aver stabilito una capitale unica e un senato a Corfinium, di aver periodicamente convocato un’assemblea, di aver assunto il nome “ITALIA” e di aver in qualche modo una cittadinanza comune, rivela un tentativo di dare all’Italia un assetto federativo.
La diaspora dei Sanniti:
La guerra scoppiata in Oriente contro Mitridate allontanò Silla, sempre in cerca di occasioni per accrescere il suo potere, dal teatro delle operazioni contro i Sanniti nel centro Italia. Mario, in assenza di Silla, suo rivale nella lotta per il potere, torna in auge e concede ai Sanniti quei diritti giuridici e sociali che Silla negava per il suo implacabile odio dovuto per le prime guerre sannitiche combattute dai suoi antenati. La sfacciata partigianeria a favore di Mario porta i Sanniti ad approntare un esercito nel tentativo di ostacolare l’avanzata di Silla contro Mario e nel novembre dell’ 82 persero la loro ultima grande battaglia a Porta Collina. Silla si vendicò ferocemente dell’appoggio da essi dato a Mario e ordinò di sterminarli insieme ai difensori di Praeneste e fece del Sannio un paese devastato, un deserto, tanto che, dice Floro, “era quasi impossibile scoprire il Sannio all’interno del Sannio”. E tuttavia non riuscì ad annullare l’identità di questo fiero e indomito popolo. Nella diaspora, perché proprio di diaspora si trattò, molti di essi emigrarono in altre parti dell’Impero, sin nella Gallia Cisalpina e Transalpina. Ironia della sorte, la figlia di Silla, Fausta Cornelia, andò sposa a un sannita.

Gli insediamenti sannitici erano due (uno a Guastra e uno a Macchia) e la Tavoletta di Bronzo veniva portata in processione, toccando i 15 “orti”, ad anni alterni e le tavolette d’argilla facevano parte del corredo funerario dei sanniti tumulati in tombe coperte con lastroni di pietra. A tal proposito, nel 1939 mio nonno mentre arava scoperchiò con la punta del vomere una di queste tombe e vennero alla luce dei reperti di terracotta, compresa una di queste tavolette incise. Siccome un sordo rumore si riscontrava, quando arava, per quasi tutto il terreno portò mio nonno alla considerazione di trovarsi davanti a un cimitero!E per questo motivo il terreno fu lasciato a pascolo per sempre! Mio nonno e mia nonna ci parlavano sempre di un muro chiamato delle “monete”, di una chiesa sconsacrata, le cui pietre servirono per costruire il “quarto” della masseria, di tombe presenti all’interno di una masseria!, etc.cose che all’età di 10 anni ci lasciavano esterrefatti per la paura visto che siamo cresciuti con le favole di streghe, stregoni e lupi, francamente si pensava che fossero le solite balle raccontate dai nonni, solo circa 20 anni fa mia nonna e mia madre hanno confermato che ciò era vero!
Viene allegato il percorso che univa i due insediamenti e che fa parte di un complesso progetto di valorizzazione turisco- storico di alcune zone appartenenti ai Comuni di Capracotta – Agnone e Pietrabbondante mediante la stesura di sentieri percorribili a cavallo, mountine bike, a piedi, etc.. e fra questi spicca anche quello relativo alla scoperta dei vecchi mulini di AGNONE: Santa Lucia, San Francesco, Santa Chiara, Santa Maria d’Agnone, dell’Unità di Agnone e di CAPRACOTTA: Santa Croce, delle Ramiere tutti prospicienti il fiume Verrino: A tal proposito verrà restaurata la copia, in formato digitale a colori, di una vecchia mappa del ‘700 gentilmente messa a disposizione dal Comune di Agnone attraverso l’assessore al turismo Li Quadri Armando.

Tutti i percorsi sono tridimensionali e georeferenziati, sarà possibile percorrerli anche con l’ausilio di Smartphone e/o Cellulari con ortofoto satellitari e GPS incorporati.


(Ing. Filippo Di Tella)

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